Vivere Calvene

Sito Ufficiale del Gruppo Consiliare "Vivere Calvene" (Giugno 2019 - Maggio 2024)

“Dal Consiglio comunale del 22 aprile 2024” Incrocio, Indennità, Turismo

I nostri interventi

Valorizzazione del Turismo

Ci preme sottolineare quanto è stato speso per la “Giornata Regionale per i Colli Veneti” di domenica 24 marzo 2024.  Sono stati spesi 4.500 euro: 2.114,19 da contributo regionale e 2.400 dalle casse del Comune.

La quasi totalità dei Comuni che hanno aderito all’iniziativa hanno collaborato con Pro Loco e Associazioni del territorio. Il progetto nasce con la precisa volontà di valorizzare il patrimonio dei nostri colli e come gruppo “Vivere Calvene” avremmo voluto che ci fosse stato un fattivo coinvolgimento della comunità locale e della cittadinanza (criteri della Deliberazione della Giunta Regionale).

Pensiamo sia importante, in una piccola realtà come la nostra, in occasione di ogni evento organizzato, fare in modo che tutte le Associazioni collaborino e vengano sostenute anche economicamente dal patrocinio comunale.

Cinzia Sartori

Incrocio di Via Roma con Provinciale

Nel 2023 sono stati destinati ulteriori 100.000 euro per la realizzazione dell’incrocio: costo dell’opera, ad oggi, ben 540.000 euro di cui 188.000 euro a carico del Comune.    

Altro che: “il gruppo di minoranza sovente si inserisce negli aspetti tecnici dei Progetti, invadendo la sfera dei professionisti”; scusate, ma se il lavoro fosse stato fatto a casa vostra, non avreste forse avanzato proposte meno impattanti, migliorative e meno costose? Questo è quello che abbiamo fatto noi con le nostre osservazioni.

Per la realizzazione dell’incrocio sono stati spesi, ad oggi, oltre ai soldi della Provincia, 188.000 euro della comunità che anche noi rappresentiamo.

Nel Consiglio comunale di dicembre 2020, avevamo sollevato due osservazioni ben precise: la prima di progettare l’opera basandosi su una velocità di transito di 30 km/h, come è stato fatto ad esempio nell’incrocio di Lugo, la seconda, quella di togliere l’area di sosta ricavata nell’area dove insisteva la casa demolita.

Soluzione che avrebbe spostato più a destra, scendendo, l’asse della strada nella parte finale di Via Roma dando linearità alla strada stessa e raccordando in modo più funzionale il marciapiede di via Roma con quello dell’incrocio. Soluzione che avrebbe reso l’intervento dell’incrocio meno impattante, con conseguente minore costo e minore deprezzamento, del valore degli immobili privati presenti nell’area. Ovviamente non siamo stati ascoltati.

Nel Consiglio comunale di dicembre 2022, visto l’incremento dei costi, abbiamo chiesto una pausa di riflessione per rivedere il progetto considerando due possibili stralci, il primo, rivolto a mettere da subito in sicurezza l’incrocio, sia per veicoli che per pedoni, introducendo i limitatori di velocità, per garantire il transito nel limite dei 30 Km/h, il secondo, fatto le opportune verifiche, decidere la soluzione migliore per rimuovere definitivamente le criticità di fondo. Ovviamente non siamo stati ascoltati.

Siamo in centro abitato in una strada che rimane comunque stretta per il transito di mezzi pesanti e soggetta al frequente transito di numerosi ciclisti.  I 50 km/h nella direttrice di traffico, Caltrano Lugo, rimane una velocità pericolosa, sia per la visibilità in uscita da Via dell’Emigrante, che per le entrate/uscite dalle proprietà private che insistono nell’area dell’incrocio.      

Marco Sartori

In risposta a quanto pubblicato dall’Amministrazione comunale nel Supplemento al Notiziario

Uno dei fatti significativi del 2023 è stato, senza dubbio, la pubblicazione del Notiziario comunale, il primo in cinque anni di mandato. Per il Notiziario sono stati spesi 5.000 euro; 52 pagine tutte riservate al Gruppo consiliare di maggioranza, nessun spazio al Gruppo Consiliare di minoranza e nessun spazio alle Associazioni. Nel Notiziario non sono mancati i riferimenti al Gruppo “Vivere Calvene” e personali; siamo stati chiamati in causa, abbiamo risposto ad ogni argomento con documenti e descrizioni dettagliate.

La decisione dell’Amministrazione, di rispondere alle nostre osservazioni, pubblicando un “Supplemento al Notiziario comunale”, utilizzando nuove risorse di Bilancio ci dà l’opportunità di affrontare una questione, da troppo tempo, in sospeso.

Testualmente dal supplemento n.1 del Notiziario comunale: “Si legge nell’opuscolo consegnato dal Gruppo “Vivere Calvene” che per il Notiziario comunale sono stati spesi 5.000 euro. Facciamo presente che questa Amministrazione si è ridotta l’indennità del 50% risparmiando in 5 anni circa 70.000 euro. Quindi dalle tasche dei cittadini di Calvene non è stato tolto nemmeno 1 euro”.

Quando si rinuncia a una parte dell’indennità, chi rinuncia, non può disporre “a suo gradimento una diversa destinazione compensativa, in quanto, le somme non erogate restano acquisite al Bilancio come economie di spesa.    

Per dovere di informazione è necessario precisare che quanto dichiarato: “questa Amministrazione si è ridotta l’indennità del 50% risparmiando in 5 anni circa 70.000 euro”, non è corretto. L’indennità mensile per i Sindaci fino a 3.000 abitanti, è passata dai 1.659 euro mese del 2019 ai 2.208 euro mese del 2024. Tale indennità è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l’aspettativa. Per semplicità di calcolo prendiamo come valore medio mensile di riferimento 2.000 euro. L’Indennità di 2.000 euro, dimezzata per lavoratori dipendenti che non hanno chiesto aspettativa dal lavoro, diventa 1.000 euro mese. La riduzione applicata all’indennità del 50 % corrisponde a: 1.000 euro  diviso 2 sono 500 euro mese.  500 euro mese per 60 mesi (i 5 anni di mandato) fanno 30.000 euro più riduzione della quota del Vice Sindaco e della quota dell’Assessore fanno circa 35.000 euro non 70.000 come dichiarato.

La stessa fuorviante informazione usata dal gruppo “Condividere Calvene” in campagna elettorale del 2019 quando affermava, in riferimento al mandato appena concluso, “abbiamo attuato un taglio del 50% all’indennità di carica con un risparmio di circa 90.000 euro in cinque anni”. La verità è che il taglio del 50 % nei cinque anni, non corrispondeva al risparmio di circa 90.000 euro dichiarati ma bensì a circa 32.000 euro.  Anche in questo caso il calcolo era stato fatto sull’indennità completa non su quella spettante in quanto lavoratori dipendenti non in aspettativa.

Le informazioni devono essere corrette non fuorvianti; senza nulla togliere alla valenza della rinuncia di parte dell’indennità…

Rinuncia, spiace dirlo, purtroppo vanificata da una serie di decisioni prese, inopportune nei tempi e nei modi.

E’ mia personale convinzione, che fare gli Amministratori sia un servizio, una missione. Anch’io nei miei due mandati da Sindaco di Calvene ho usato parte dell’indennità per iniziative a favore della Comunità e delle Associazioni, sono scelte personali, riservate.

Anche nel 2023, come negli anni precedenti, le nostre proposte su sicurezza, coesione sociale, investimenti attivi per il futuro, sono sempre state ignorate.

Se una proposta è valida va presa in considerazione, per il bene della Comunità, non rifiutata perché espressa dalla minoranza.

Concludo ringraziando, in veste di Capogruppo, i Consiglieri di “Vivere Calvene” che in questi cinque anni di mandato, nei 25 Consigli comunali partecipati, hanno sempre dimostrato serietà e impegno nel rispetto di quanto previsto dall’art. 54 delle costituzione italiana: ”i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”.

Un’ultima osservazione, Sig. Sindaco, aspettiamo ancora le sue scuse per quanto ha scritto nella lettera inviata al Prefetto nel dicembre 2019; lettera che conteneva affermazioni tese a insinuare gravi dubbi sull’agire e sulla correttezza personale del sottoscritto e del Geom. Sartori, e mi permetta un consiglio, prossimamente si attenga ai soli fatti e non alle sue supposizioni.

Antonio Dalla Stella

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Un Grazie particolare a tutti i Cittadini che hanno creduto e condiviso con noi il “Progetto Vivere Calvene”, testimoniando il loro sostegno, consultando i numerosi articoli proposti nel nostro sito  www.viverecalvene.it  che conta ad oggi più di 25.000 visualizzazioni.

Con il rinnovo del Consiglio comunale, del prossimo 8 e 9 giugno 2024, si conclude l’aggiornamento del sito nella Rubrica “Amministrazione e Consigli comunali”.

Il sito www.viverecalvene.it resterà attivo fino al 31 dicembre 2024, data scadenza abbonamento.  

Nel periodo giugno – dicembre continuerà la pubblicazione di articoli su argomenti di particolare interesse quali:

  • Cambiamenti Climatici
  • Arte, rubrica storico artistica
  • Ambiente – percorsi natura
  • Formazione e Social
  • Sguardo nel mondo

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Ultima corsa

Nel 1960 la popolazione mondiale stimata era di 3 miliardi di persone, vent’anni dopo, nel 1980, aveva raggiunto i 4,5 miliardi; nell’anno 2000 le statistiche parlavano di 6 miliardi, all’inizio del 2023 secondo una stima ufficiale delle Nazioni Unite la popolazione mondiale ha raggiunto 8 miliardi di individui (in 60 anni da 3 a 8 miliardi) e il prossimo anno saremo 80 milioni in più.

Oggi, nel mondo, ci sono un miliardo e duecento milioni di veicoli, se questo modello di crescita fosse seguito da tutte le società, la stima è di cinque miliardi di veicoli nel 2050.

Più il mondo si sviluppa, più cresce la sete di energia; prima della fine del secolo lo sfruttamento eccessivo, di minerali e petrolio, avrà esaurito quasi tutte le riserve del pianeta.

Non ci può essere una crescita infinita in un mondo finito.

La Scienza lo ripete da anni, dobbiamo avere il coraggio di affrontare la realtà, prendere atto delle conseguenze dannose di questo modello di sviluppo incontrollato.

Il pianeta si sta surriscaldando troppo, troppo in fretta; la calotta glaciale e i ghiacciai si stanno fondendo ad un ritmo che neanche gli scienziati più pessimisti avevano previsto solo 20 anni fa.

Tutta l’energia che, con le nostre attività, rilasciamo nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica si ritrova nella forza dirompente di tempeste, uragani, cicloni, ondate di calore, inondazioni e incendi sempre più intensi e sempre più frequenti: siamo tutti coinvolti.    

È urgente una decisa e globale inversione di tendenza che passi dalla drastica riduzione dell’utilizzo delle energie fossili al massiccio sviluppo delle energie rinnovabili.

Questa volta il dato è certo e definitivo, il 2023 è stato l’anno più caldo da quando si misura la “febbre” del pianeta Terra: 1,46°C superiore alla media pre-industriale del periodo 1850-1900.

Secondo il prestigioso Global Carbon project, gruppo che riunisce oltre 90 università ed istituti di ricerca in tutto il mondo, è “ormai inevitabile” che la soglia di 1,5°C di riscaldamento globale venga superata «costantemente per diversi anni» e c’è il 50% di possibilità che ciò accada in soli sette anni.

Il carbone rappresenta il 41% delle emissioni globali e il suo utilizzo è aumentato soprattutto in Cina e India, mentre è diminuito drasticamente in Unione europea e negli Usa.In aumento anche le emissioni del petrolio (32% del totale). 

Oggi l’80 % delle risorse è consumato dal 20 % della popolazione mondiale e metà della ricchezza è nelle mani del 2 % della popolazione. Un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile sicura e 800 milioni di persone soffrono la fame.

Sempre più persone fuggono dalla povertà, dalle guerre, dalle crisi ambientali.

Nel 2019 erano 20 milioni i rifugiati posti sotto il mandato delle Nazioni Unite, nel 2050 l’ONU prevede 250 milioni di rifugiati climatici.

È triste constatare come il mondo stia andando alla deriva; anziché affrontare, tutti insieme, queste enormi problematiche ambientali e sociali che riguardano il futuro dell’umanità, aumenta la follia distruttiva di sempre nuove guerre.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato l’allarme sullo stato del pianeta e sulla impossibilità dell’Onu di agire in presenza di un così alto numero di conflitti: “dall’Ucraina a Gaza, dal Sudan alla Repubblica Democratica del Congo, dallo Yemen alla Birmania. Accanto alla proliferazione degli scontri armati, i bisogni umanitari globali sono urgentissimi, ma i finanziamenti non tengono il passo e ovunque c’è la guerra, prevale la fame”. Sembra proprio che il nostro mondo sia entrato in un’era dominata dal caos.

In questo contesto, Guterres ha esortato i governi di tutto il mondo a sfruttare l’occasione del “Vertice del futuro” che si terrà a settembre a New York durante la riunione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per dare vita ad una riforma approfondita del Consiglio di Sicurezza, per renderlo più incisivo, superando anche la logica dei veti.

Un esempio su tutti: son passati sei mesi dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas ad Israele; l’inizio di un conflitto che ha già prodotto 33.000 morti, più della metà minori e ancora il Consiglio di sicurezza dell’ONU non è riuscito ad imporre il cessate il fuoco ed il rilascio degli ostaggi. Una risoluzione è stata approvata ma non è stata rispettata, dimostrato in modo evidente l’impotenza del Consiglio.

La stessa logica dei veti che troppo spesso paralizza le decisioni più importanti anche in Europa.

Oggi l’Europa sta perdendo credibilità: non è riuscita ad esprimere la sua forza di mediazione nel conflitto tra Russia-Ucraina, non è in grado di imporre una linea europea sui migranti ed è attore passivo nella competizione tra Usa e Cina.

Non era questa l’Europa sognata da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, nel Manifesto di Ventotene.

Il futuro dell’Europa sono gli Stati Uniti d’Europa, con una difesa comune, una politica estera comune, una politica fiscale comune, una politica energetica comune; il futuro dell’Europa sta nella semplificazione dei bandi comunitari e delle procedure di accesso ai fondi europei per favorire così la reale fruizione da parte dei cittadini europei dei benefici che ne derivano.

Europa come opportunità economica, culturale, sociale.

Europa che investe sempre più nei giovani, nei progetti di formazione dei giovani, nel futuro delle nuove generazioni.

Le prossime elezioni dell’8 e 9 giugno sono l’occasione per esprimere la nostra visione dell’Europa.

Partecipiamo insieme a costruire l’Europa dei padri fondatori.

Antonio Dalla Stella

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8 Marzo

Cinzia Sartori

Ha ancora senso nel XXI secolo celebrare una giornata dedicata alle donne?

Celebrare questa data vuol dire continuare, anno dopo anno, a rivendicare i diritti acquisiti e le sfide ancora aperte per colmare il divario di genere, ma anche mettere l’accento su che cosa significhi essere donna oggi nella vita pubblica, sociale, economica e nella sfera quotidiana.

Il Report biennale sulla situazione del personale maschile e femminile in Veneto, predisposto dalla Consigliera Regionale di Parità, Francesca Torelli e previsto dal Codice delle pari opportunità tra uomo e donna entrato in vigore nel 2006, analizza il mondo del lavoro delle aziende venete con oltre 50 dipendenti, le assunzioni, le promozioni, le retribuzioni e i pensionamenti.

I dati parlano chiaramente: la differenza retributiva tra uomini e donne rimane alta soprattutto nelle posizioni dirigenziali, a parità di istruzione la mobilità interna promuove una percentuale più alta di maschi, e se si è raggiunto un equilibrio sul numero delle assunzioni in azienda, il bilancio è negativo per il numero di contratti a tempo parziale e determinato.

Nel 2022 il 34,8% delle donne è impegnato in regime di part time contro il 6,1 % degli uomini: il part time rimane una prerogativa femminile.

La carriera delle donne è molto più immobile di quella degli uomini a causa delle rinunce lavorative dovute ad impegni e responsabilità familiari, la maternità e il dover farsi carico dei figli o dei genitori anziani (circa il 44% delle donne contro il 19 % dei maschi).

Il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia rimane in Italia un problema fondamentalmente privato e che riguarda le donne. I servizi sociali sono scarsi e talvolta troppo costosi (come nel caso degli asilo nido) e se ci sono anziani da assistere o figli piccoli le donne sono costrette a rinunciare al lavoro.

Uno sguardo all’estero ci fa sperare nella possibilità di superare l’ostacolo.

In  Svezia già dal 1974 si garantiscono congedi parentali della durata di oltre un anno ad entrambi i genitori e anche se in Italia è stata recepita  la direttiva europea 2019/1158 relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare, secondo i dati dell’INPS, oggi la percentuale di papà che fruiscono del congedo è di solo il 20%.

Possiamo dire che dal punto di vista culturale, economico e geografico siamo molto lontani dallo stile di vita svedese ma i nostri vicini spagnoli dal primo gennaio 2021 hanno introdotto il diritto di congedo a 16 settimane retribuito al 100% e non trasferibile da un genitore all’altro, una scelta di condivisione dei lavori di cura e non solo di conciliazione.

Secondo l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) nel 2030 l’Italia sarà il 14esimo paese al mondo in termini di proporzione di dipendenza degli anziani dalle persone in età lavorativa; molto probabilmente saranno le donne a fare le spese della longevità dei nostri cari anziani.

Dopo la pandemia i servizi di assistenza agli anziani o alle persone con disabilità hanno subito un calo di investimenti soprattutto i centri diurni comunali e in convenzione che offrono servizi  di sostegno.

Le donne italiane svolgerebbero (secondo l’ultimo rapporto  dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro) 5 ore e 5 minuti di lavoro non retribuito di assistenza e cura al giorno mentre gli uomini un’ora e 48 minuti, si tratta del 74% del totale delle ore di lavoro non retribuito.

https://www.weforum.org/publications/global-gender-gap-report-2023/

Il Global Gender Gap report 2023, pubblicato dal World Economic Forum (Foro Economico Mondiale) fornisce uno strumento utile per la comparazione internazionale sulla parità di genere in 146 paesi attraverso 4 sfere chiave: la partecipazione e l’opportunità economica, il livello di istruzione, la salute, l’empowerment politico.

Come nel caso della rappresentanza femminile nella leadership aziendale, continuano a permanere i divari di genere nella leadership politica. A livello mondiale si è registrato aumento del numero di donne che ricoprono incarichi decisionali politici. L’Italia peggiora la sua  posizione passando dalla 40esima alla 69esima posizione su 146 paesi, al di sotto della media europea, nonostante l’ascesa a premier di una donna.

L’anno in cui presumibilmente verrà raggiunta la parità di genere nel mondo  viene identificato nel 2154.

Secondo i dati rilevati nessun Paese ha ancora raggiunto la piena parità di genere. L’Islanda occupa la prima posizione seguita da Norvegia e Finlandia.

L’Italia si posiziona al 79esimo posto su 146 paesi.

Con 130 anni di attesa stimati per il raggiungimento della parità di genere nel mondo è evidente che il processo verso il progresso sia troppo lento. E’ quindi necessario uno sforzo  per accelerare i tempi, perché la strada da fare in Italia, in Europa e nel mondo è ancora tanta e i dati del Global Gender Gap report possono essere uno strumento utile per guidare i governi mondiali nell’adozione di politiche mirate volte a colmare le disparità.

Molta la strada da fare perché i diritti, che questa giornata si propone di celebrare, siano a tutti gli effetti riconosciuti, tutelati e garantiti.

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in occasione dell’8 Marzo Associazione Radicà e Associazione LiberaMente invitano la cittadinanza alla Mostra in Contrà:

  • esposizione opere di Lara Brazzale
  • letture e interpretazioni di Valentina Pellegrini

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Le auto elettriche: miti, leggende e pessima informazione

Dino Polga

L’Italia negli ultimi 50 anni ha avuto una relazione complicata con le innovazioni in tutti i campi; dall’energia ai trasporti, dall’informatica all’alimentazione, tutte le novità sono accolte da una parte della popolazione con sospetto quando non netto rifiuto. In questo fanno un pessimo servizio gli organi di informazione, interessati più a solleticare le fantasie e le paure che a far passare concetti corretti (d’altra parte paura e sospetto fanno vendere molto più!). Investiti come siamo tutti da un mare di informazioni contrastanti e contraddittorie provenienti da ogni dove, diventa sempre più difficile distinguere realtà da fantasia soprattutto su temi che non hanno risposte semplici. Ho deciso di scrivere questo articolo dopo aver visto condiviso sui social l’ennesimo post infarcito di stupidaggini.
Per chi vuole, c’è una piccola introduzione a come funziona un’auto elettrica

https://www.viverecalvene.it/wp-content/uploads/2024/02/Funzionamento-auto-elettrica.pdf

che è molto utile per capire i concetti successivi, e un accenno alla sua storia, che contrariamente a quanto si pensa parte fin dagli albori delle automobili.

https://www.viverecalvene.it/wp-content/uploads/2024/02/Auto-elettriche-Storia.pdf

Per il resto l’articolo è una serie di risposte a varie affermazioni, diciamo così, quantomeno discutibili che ho trovato più frequentemente in rete.



L’auto elettrica inquina più di un’auto “normale”
L’auto elettrica sposta solo l’inquinamento

Questo è il punto più complesso da analizzare, e per farlo decentemente bisognerà scendere sul tecnico.

La risposta breve è: grazie all’efficienza molto superiore del motore elettrico, e poiché i filtri presenti in una centrale termoelettrica sono estremamente più grandi e complessi di una marmitta, viaggiando un’auto elettrica inquina meno di una termica anche se alimentata da energia fossile, e inquina ovviamente molto meno se alimentata con fonti a basse emissioni.

Se invece consideriamo l’intero ciclo di vita, un’auto elettrica inquina meno di un’auto a combustione interna a patto che percorra abbastanza chilometri. Quanti chilometri dipende dalla produzione della sua batteria e da dove viene l’energia usata per ricaricarla.
Per un’analisi più dettagliata di questo punto rimando all’approfondimento  

https://www.viverecalvene.it/wp-content/uploads/2024/02/Auto-elettriche-Inquinamento.pdf


Ci costringono a cambiare le auto quando una sola nave inquina più di tutte le auto!
A noi fanno cambiare l’auto e loro vanno ai meeting in aereo!


Può sembrare ridicolo che i governi si soffermino sulla mobilità individuale quando ci sono altri mezzi di trasporto che SEMBRANO molto più impattanti, ma come sempre quel che non è subito evidente è come tanti piccoli contributi assieme possono risultare molto grandi. Questa è la quantità di CO2 emessa dal settore trasporti divisa per fonte di emissione: il trasporto individuale su gomma da solo è quasi la metà, se aggiungiamo il trasporto merci su camion si arriva a 3/4 delle emissioni totali.

Chiaramente si sta lavorando per ridurre le emissioni anche di aerei e navi, ma è evidente che servirà a poco se non si interviene sulla mobilità stradale.  


Le auto elettriche prendono fuoco!

E’ vero, una batteria carica può potenzialmente prendere fuoco, fuoco che poi è molto più difficile spegnere rispetto ad un fuoco alimentato da benzina o diesel, in quanto non necessita dell’ossigeno… l’unica cosa da fare tendenzialmente è lasciar bruciare finché non si estingue da solo. Però chi pubblica questi post non si prende la briga di capire QUANTO è probabile e confrontarlo con una macchina “normale”.
Per avere delle statistiche recenti ci vengono in aiuto le compagnie di assicurazione, che ovviamente registrano questi dati per calcolare i premi da far pagare a seconda del tipo di auto.

Fonte : https://www.autoinsuranceez.com/gas-vs-electric-car-fires/

Anche i dati del ministero dei trasporti statunitense e britannico sono in linea con questo grafico.

Risposta: si, le auto elettriche possono prendere fuoco, ma è estremamente meno probabile rispetto ad endotermiche ed ibride. Che poi, è davvero così sorprendente che le auto A COMBUSTIONE prendano fuoco più facilmente?


Le auto elettriche ci rendono dipendenti dall’estero!

E’ vero, l’industria italiana si è fatta trovare impreparata al cambio di paradigma sui trasporti (vorrei poter dire che la cosa stupisce) e ora si trova a rincorrere attori vecchi e nuovi che sono molto più avanti di noi.
Difettiamo anche di molte delle materie prime necessarie per costruire batterie e motori e siamo costretti ad importarli dall’estero, ma la stessa cosa vale per gli idrocarburi. Anzi, importare una singola volta i materiali necessari è molto meglio che dover continuamente importare carburante durante tutta la vita di un veicolo. Per far muovere l’intero parco veicoli a motore l’Italia consuma giornalmente circa 1.200.000 barili di petrolio, il 90% dei quali importato dall’estero per un totale (ai prezzi attuali) di 30 miliardi di euro l’anno di importazioni.

Davvero sono le auto elettriche a renderci dipendenti dall’estero?
ps. L’Europa comunque è ben conscia del problema, e con il “piano per le materie prime critiche” punta ad aumentare il più possibile la produzione interna ed il riciclo, abbiamo infatti depositi non sfruttati per molti dei materiali che al momento compriamo all’estero.

Fate tanto i green ma il cobalto per costruire le vostre macchine lo estraggono degli schiavi in Congo!

E’ verissimo, il cobalto è molto usato per la costruzione di batterie al litio, serve per costruire catodi ad alta efficienza nelle batterie LCO (dove la C sta per cobalto) Questo pone non pochi problemi dal lato umanitario, visto che gran parte del cobalto viene davvero estratto dalle miniere in Congo, con poveri minatori sfruttati da miliziani in condizioni disumane.

Gran parte dell’industria automobilistica sta abbandonando il cobalto, accettando di utilizzare catodi con prestazioni inferiori pur di liberarsi dalla sua ingombrante presenza. Molte auto recenti montano infatti batterie Litio-Ferro-Fosfato (LFP) senza cobalto, certo per evitare i problemi di sfruttamento ma soprattutto perché costano meno e non dipendono da una risorsa con prezzi volatili e approvvigionamento incerto.
Qualcosa che invece sicuramente contiene cobalto sono le batterie di telefoni e computer portatili: se infatti su un’auto è accettabile avere 200 kg di batteria in più a fronte di un risparmio di migliaia di euro, su un telefono pochi euro di risparmio non valgono una 50a di grammi in più. L’ironia è quindi che chi muove questa accusa dovrebbe farla per primo al mezzo che usa per lanciarla. La cosa diventa ancora più surreale se si aggiunge che il cobalto è molto utilizzato dall’industria petrolifera: è infatti un catalizzatore fondamentale per eliminare lo zolfo nella raffinazione dei carburanti.
Se poi si pensa alle enormi problematiche ambientali e sociali legate all’estrazione di idrocarburi e al fatto che molte delle peggiori dittature presenti e passate fondano le loro radici su petrolio e gas, letteralmente si sta guardando la pagliuzza e ignorando la trave.

Usare l’auto elettrica costa più che andare a benzina!

Girano sui social calcoli che mostrano come viaggiare in elettrico non sia conveniente dal punto di vista economico. Quando non sono totalmente inventati, il trucco che usano è confrontare il peggior caso possibile per l’elettrico con uno buono / ottimo in endotermico.
I costi delle colonnine di ricarica veloce variano molto, e soprattutto l’anno scorso durante l’impennata dei prezzi dell’energia (ne avevamo parlato qui: https://www.viverecalvene.it/2022/05/11/energia-perche-in-italia-siamo-cosi-dipendenti-dal-gas/) alcuni hanno raggiunto prezzi ben oltre quelli dei combustibili fossili.

I prezzi attuali della ricarica a consumo su colonnina variano da 0,45 euro / kWh (ricarica lenta, fino a 22 kW), a 0,95 euro / kWh (ricarica veloce a 150 kW DC); prendendo un’autonomia media questo si traduce in un prezzo rispettivamente di circa 6,5 e 15 euro per 100 km. Ricaricando a colonnina “lenta” la spesa è simile a quella di una macchina a metano efficiente, ricaricando “veloce” è addirittura superiore ad una buona auto a benzina!
Tutto questo però non considera che la ricarica su colonnina deve essere l’eccezione, non la regola, che invece è la ricarica casalinga. Qui i costi cambiano a seconda del gestore, del mese e della fascia oraria, ma si trovano tranquillamente offerte a 0,2 euro kWh o anche meno e a queste cifre la spesa diventa imbattibile per un’endotermica: 2-3 euro / 100km. Ovviamente il discorso diventa ancora più allettante se all’auto è abbinato un impianto fotovoltaico perché a quel punto il costo di ricarica diventa zero.

La batteria dopo 20 / 50 /100.000 km è da buttare!

Questo è uno dei miti più presenti, basato su poca verità e tanta esagerazione: è vero, le batterie degradano con ogni ciclo di carica/scarica, ma questo è molto meno pronunciato rispetto a quanto racconta chi fa allarmismo.
Sono molte le variabili in gioco, ad esempio la velocità di ricarica: più è elevata più avvengono reazioni chimiche indesiderate (perché la batteria si scalda). Il degrado è più accentuato anche quando si lavora attorno agli estremi dei livelli di carica, per questo motivo le batterie spesso vengono limitate per non uscire mai dall’intervallo 10% – 90% e rallentano la velocità di carica / scarica fuori dai range ottimali.
Batterie di tipo diverso rispondo poi in maniera diversa. Le batterie LCO se maltrattate possono perdere circa il 10% delle loro capacità di carica dopo circa 300 cicli completi (100.000 km, per un’auto media). Le batterie LFP sono meno sensibili e riescono a gestire dai 3000 ai 5.000 cicli completi di carico/scarico, vuol dire nel caso peggiore durare un milione di km.

Per capire comunque quanto questo sia un problema ampiamente esagerato, una Tesla model S del 2014, con batteria LCO, in 8 anni ha percorso 1.600.000 km con la sua batteria originale (ha però dovuto cambiare il motore più volte, la prima dopo 780.000 km).
 
 A fine vita è impossibile riciclare le batterie e inquinano tantissimo!

Costruire la batteria è un processo dispendioso ed inquinante, e il suo smaltimento? Al momento il riciclo delle batterie delle auto è ancora agli inizi ed il motivo è molto semplice: sono pochissimi i veicoli elettrici con batteria a fine vita. Già nel 2022 la capacità di riciclo superava la domanda e si stima che questa situazione continuerà fino al 2030. Ci sono comunque molti investimenti per essere pronti ed il motivo è semplice: anziché dover lavorare migliaia di tonnellate di roccia gli stessi materiali li abbiamo già concentrati in poche centinaia di kg. Inoltre il regolamento europeo obbligherà a sempre maggiori percentuali di materiali riciclati all’interno delle batterie a partire dal 2030.
In tutto questo, una batteria che abbia concluso la sua vita “stradale” non è detto che debba essere subito riciclata. Ad esempio una 50 kWh che abbia perso il 50 % della sua capacità ha ancora 25 kWh disponibili, più che sufficienti per l’accumulo casalingo di un impianto solare o, assieme ad altre “compagne”, per formare un accumulatore di rete.
Ad esempio lo stadio dell’Ajax ha un impianto di accumulo da 2,8 MWh composto da 148 batterie usate di Nissan Leaf, che gli permette di ridurre quasi a zero il consumo dalla rete durante i grandi eventi. Si stima una vita utile dell’impianto di 10 anni con milioni di euro risparmiati in bolletta, niente male per delle batterie “finite”.

Un viaggio lungo diventa un’odissea interminabile / E se devi fare un viaggio di centinaia di km che non avevi previsto e hai la macchina scarica?

I Viaggi lunghi sono ancora il tallone d’Achille per le auto elettriche, soprattutto a causa dell’infrastruttura immatura nel nostro paese. Per chi ha bisogno di fare frequentemente viaggi lunghi, soprattutto in autostrada, al momento l’elettrico in Italia non è ancora una soluzione pratica. Tuttavia un viaggio progettato in anticipo entro l’Europa è tranquillamente fattibile, dovendosi fermare ogni 200 – 400 km per fare un rabbocco ad una colonnina di ricarica rapida (a seconda della potenza, ci possono volere dai 15 min ad oltre un’ora) accettando lo scotto di pagare qualche euro in più al kW/h.

Quanto al dover fare improvvisamente e con urgenza viaggi di centinaia di km, siamo seri, quante volte vi è capitato nella vita? A me mai. Se proprio dovesse essere si cerca la colonnina rapida più vicina, come detto precedentemente, e si accetta di partire con un’ora di ritardo.


Ci costringono a prendere l’auto elettrica, ma il futuro è l’idrogeno

Cominciamo con lo sfatare il mito che “ci costringono”, visto che il divieto di vendita è tra oltre dieci anni e comunque i mezzi potranno comunque continuare a circolare.
Da parecchi anni esistono auto alimentate ad idrogeno, sia con motori “classici” a scoppio, sia con celle a combustibile, quindi praticamente un’auto elettrica che usa l’idrogeno al posto della batteria.
Ogni soluzione che sia priva di emissioni è la benvenuta ma, così come le batterie, l’idrogeno porta con sé nuovi problemi. Per cominciare l’idrogeno bisogna produrlo, non si trova libero in quantità apprezzabili, per cui viene ottenuto dal metano e dal carbone (“idrogeno grigio”) oppure dall’acqua (“idrogeno verde”). L’estrazione dell’idrogeno dal metano / carbone rilascia CO2 come la combustione diretta, quindi siamo punto e a capo, mentre l’idrolisi è un processo che richiede molta energia, ovviamente più di quella contenuta nell’idrogeno prodotto. Se supponiamo di usare solo idrogeno verde e le celle a combustibile (molto più efficienti rispetto alla combustione) abbiamo un’auto elettrica con dei passaggi in più:

Il vantaggio è che “il pieno” si può fare in pochi minuti, così come avviene oggi con le auto a combustione, lo svantaggio è che l’intero processo è più inefficiente, tra elettrolisi e cella a combustibile con le tecnologie attuali si perde più del 60% dell’energia in ingresso. Come per le batterie, inoltre, le celle a combustibile sono costose da produrre e degradano le prestazioni nel tempo. Se invece consideriamo l’idrogeno come combustibile per un motore classico, allora la perdita di energia supera l’80%.
L’idrogeno, però, può essere prodotto con energia “di scarto”, ad esempio utilizzando i picchi di produzione degli impianti intermittenti o il calore prodotto dalle centrali termoelettriche e nucleari, e una volta prodotto è possibile accumularlo a basso costo (a differenza dell’energia elettrica).

Quindi, alla fin fine, le auto elettriche sono un inganno?  

La risposta è no. Rispetto alla media delle auto oggi in circolazione le auto elettriche emettono significativamente meno, anche se la differenza è non è così pronunciata se il confronto lo si fa con i modelli più efficienti in commercio.
Il potenziale però è tutto nelle mani delle auto elettriche. Infatti queste valutazioni sono fatte considerando la produzione energetica attuale, con il progressivo miglioramento nei sistemi di produzione di energia, sia l’impatto derivante dalle batterie sia quello derivante dalla ricarica delle auto è destinato a diminuire. E’ quindi fondamentale studiare un piano energetico che garantisca energia elettrica a basse emissioni in modo affidabile e continuo affinché anche le emissioni marginali siano basse. Se così sarà, le auto elettriche saranno le vincitrici assolute ed indiscusse e contribuiranno in modo significativo a diminuire i livelli allarmanti di inquinamento dell’aria.

Livelli di ossidi di azoto a fine gennaio in Europa. Fonte: satellite Copernicus 5P https://maps.s5p-pal.com/no2/

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Marcia per la Pace

Domenica 4 febbraio 2024 si è svolta a Thiene una partecipata Marcia per la Pace, organizzata dall’Associazione Sentieri di Pace con il motto “Mediatori di Pace”.

In Piazza Chilesotti, la preghiera interreligiosa per la Pace.

Rappresentanti delle diverse fedi (ortodossa, ebraica, cattolica, musulmana) hanno letto preghiere, dando vita ad un momento di profonda condivisione e unità in nome della Pace nel mondo.

Alla Marcia hanno partecipato Associazioni, famiglie, giovani e bambini che hanno reso la manifestazione un’occasione inclusiva e rappresentativa delle diversità presenti nella comunità.

Un’occasione per riflettere sui tanti conflitti aperti nel Mondo.

Due in particolare ci toccano da vicino: Ucraina e Gaza

A seguire lo stato attuale dei due conflitti.

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Ucraina: Il conflitto russo-ucraino iniziato, di fatto, a febbraio 2014 descritto nell’ articolo del 26 febbraio 2022.

Salviamo il mondo dalla follia della guerra

Conflitto poi esploso, in modo violento, il 24 febbraio 2022 e ripreso nel nostro secondo articolo, il 5 ottobre 2022, dal titolo:

Che cosa deve ancora succedere ?

La situazione sul campo in Ucraina. Fonte: Ispi

Sono ormai trascorsi due anni dall’inizio della guerra e oggi il conflitto ha raggiunto un punto che sembra senza via d’uscita.

Secondo il New York Times, da fonti di funzionari USA, il numero totale di soldati ucraini e russi, uccisi o feriti dall’inizio della guerra, si avvicina a 500.000.

Le perdite militari russe si avvicinano a 300.000 (numero che comprende 120.000 morti e 170.000/180.000 feriti). Sul fronte ucraino le perdite militari si avvicinano invece a 190.000 (di cui 70.000 morti e 100.000/120.000 feriti).

Anche i civili continuano a pagare un prezzo altissimo nella guerra, sono ormai 10.000 i morti e decine di migliaia di feriti dall’inizio del conflitto nel febbraio 2022.

La controffensiva Ucraina si sta rivelando molto impegnativa, mancano soldati. Questo costringe gli ucraini a reclutare nuove risorse umane, ma il reperimento delle persone sta incontrando forti difficoltà al punto che nel Parlamento Ucraino stanno discutendo le regole per una nuova legge di mobilitazione. L’obbiettivo dichiarato è di trovare 450.000-500.000 uomini. Il progetto della nuova legge prevede regole più severe per la registrazione ed eventuali esenzioni con una stretta rispetto alla serie di eccezioni precedenti, introduzione e inasprimento delle pene per chi tenta di sottrarsi alla mobilitazione (dal blocco dei conti bancari, al divieto di vendita di immobili, al ritiro della patente). In discussione c’è anche la possibilità di intervenire sugli ucraini all’estero per costringerli a ritornare per la prossima mobilitazione.

Dall’altra parte i russi starebbero concentrando altri 500.000 uomini nel Donbass, nella zona del Donetsk, per preparare il campo ad una nuova offensiva in primavera.

Il futuro diventa sempre più incerto.

È indispensabile che Europa Stati Uniti e Cina siano, il più presto possibile, i promotori di un tavolo di Pace.

L’UNHCR (Alto Commissariato Nazioni Unite per i Rifugiati) stima in 6,3 milioni i rifugiati Ucraini in Europa e nel resto del mondo; quasi il 15 % della popolazione pre-guerra. Alcuni di loro hanno perso tutto e non torneranno più nei luoghi di origine.

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Gaza

Del conflitto tra Israele e Hamas ne abbiamo parlato nell’articolo pubblicato il 23 Ottobre 2023, questo il link:

conflitto Israelo-Palestinese

A quattro mesi dal tragico 7 ottobre, il conflitto tra Israele e Hamas ha causato un numero di vittime inimmaginabili.

Le Nazioni Unite non sono in grado di verificarne il numero preciso; i dati forniti dal Ministero della Sanità palestinese a Gaza parla di (25.000 palestinesi uccisi a Gaza, di cui il 70 % donne e bambini) mentre le autorità israeliane dichiarano (1.200 israeliani uccisi).

Quasi due milioni di persone sono state forzate a lasciare le proprie case e il 30% delle infrastrutture civili di Gaza sono state distrutte.

È indispensabile un cessate il fuoco immediato e permanente. Solo così la popolazione di Gaza riuscirà ad avere accesso all’aiuto umanitario necessario.

Il 18 gennaio scorso, Il Parlamento europeo, ha approvato una risoluzione, dal forte valore simbolico, ma non legalmente vincolante, che chiede un cessate il fuoco immediato, permanente e incondizionato ed il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e di tutti i palestinesi sottoposti a misure di detenzione amministrativa e detenuti come prigionieri politici.

Il Parlamento europeo ha chiesto inoltre di supportare i lavori della Corte internazionale di giustizia affinché i responsabili di violazioni del diritto internazionale affrontino le conseguenze. 

Una riflessione è d’obbligo: tutti noi vogliamo che gli ostaggi israeliani possano tornare a casa e che Hamas, come organizzazione terroristica, venga smantellata, ma non è pensabile aspettare che anche l’ultimo terrorista di Hamas venga catturato per smettere di bombardare i civili della Striscia di Gaza. 

Per combattere il terrorismo, serve strategia e tempo; non si può pensare di farlo bombardando a tappeto e uccidendo 25 mila civili.  

La risoluzione ribadisce si, il diritto di Israele a difendersi, ma condanna la risposta militare sproporzionata a Gaza, chiedendo di riprendere gli sforzi volti a trovare una soluzione politica al conflitto mediorientale.

Nella risoluzione si chiede inoltre un’iniziativa europea per rilanciare la soluzione dei due Stati, e l’assoluta necessità di riavviare immediatamente il processo di pace. 

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Giornata della memoria – 27 gennaio 2024

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario

Ogni anno, il Giorno della Memoria, istituito con legge nel 2000, ci sollecita a ricordare, a testimoniare e a meditare sui tragici avvenimenti che attraversarono e colpirono l’Europa nella prima metà del secolo scorso. La scelta nazista, con le leggi di Norimberga e quella fascista, che la seguì, di creare una gerarchia umana fondata sul mito della razza, fornì i presupposti per la persecuzione e il successivo sterminio di sei milioni di ebrei e di altri gruppi considerati indegni di vivere. Nei campi di sterminio trovarono la morte ebrei, prigionieri di guerra, oppositori politici, omosessuali, rom e sinti, testimoni di Geova, appartenenti ad altre minoranze etniche o religiose.

Il sistema di Auschwitz e dei campi a esso collegati ne fu l’estrema conseguenza.

Primo Levi: a commento del suo libro “Se questo è un uomo”

Nei mesi in cui questo libro è stato scritto, e cioè nel 1946, il nazismo e il fascismo sembravano veramente senza volto: sembravano ritornati al nulla, svaniti come un sogno mostruoso, giustamente e meritatamente, così come spariscono i fantasmi al canto del gallo. Come avrei potuto coltivare rancore, volere vendetta, contro una schiera di fantasmi?

Non molti anni dopo, l’Europa e l’Italia si sono accorti che questa era una ingenua illusione: il fascismo era ben lontano dall’essere morto, era soltanto nascosto, incistato; stava facendo la sua muta, per ricomparire poi in una veste nuova, un po’ meno riconoscibile, un po’ più rispettabile, più adatta al nuovo mondo che era uscito dalla catastrofe della seconda guerra che il fascismo stesso aveva provocata.

Devo confessare che davanti a certi visi nuovi, a certe vecchie bugie, a certe figure in cerca di rispettabilità, a certe indulgenze, a certe connivenze, la tentazione dell’odio la provo, ed anche con una certa violenza: ma io non sono un fascista, io credo nella ragione e nella discussione come supremi strumenti di progresso, e perciò all’odio, antepongo la giustizia”.

Parole di ieri, attuali più che mai.

Purtroppo, ancora una volta, la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo viene calpestata e negati i suoi principi.

Guerre di aggressione, repressioni ottuse, esecuzioni sommarie, il riemergere, alimentato dall’uso distorto dei social, dell’antisemitismo, dell’intolleranza, del razzismo, del revisionismo storico che nega la veridicità di alcuni avvenimenti del periodo nazista e fascista sono segnali sempre più preoccupanti.

E noi, cosa possiamo fare, come possiamo reagire a questi eventi?

La strada la troviamo nelle parole del Presidente Mattarella, in occasione della proclamazione di Pesaro quale capitale della cultura 2024:

Attraversiamo una stagione difficile, per molti aspetti drammatica, in cui l’uomo sembra, ostinatamente, proteso a distruggere quel che ha costruito, a vilipendere la propria stessa dignità.

Le guerre che si combattono ai confini d’Europa ci riguardano.

Ci riguardano perché l’Europa, rinata nel dopoguerra, ha iscritto la parola pace nella sua identità.

L’Europa è tornata a vivere con la pace e nella pace.

Ma la pace è anche un grande tema che riguarda la cultura.

La cultura è un lievito che può rigenerare la pace.

Perché la cultura è paziente semina, specialmente nelle nuove generazioni.

Perché la cultura è beneficamente contagiosa e permette di riflettere sulla storia per non ricadere negli errori del passato.

Cultura è conoscenza. Ma anche coscienza.

Ci vogliono intelligenza e coraggio per battere strade nuove”.

Un impegno oggi ci unisce e ci chiama. Mai più a un mondo dominato dalla violenza, dalla sopraffazione, dal razzismo, dal culto della personalità, dalle aggressioni, dalla guerra. Mai più a uno Stato che calpesta libertà e diritti. Mai più a una società che discrimina, divide, isola e perseguita. Mai più a una cultura o a una ideologia che inneggia alla superiorità razziale, all’intolleranza, al fanatismo”.

Per non dimenticare

Yad Vashem – Gerusalemme – Memoriale olocausto

Antonio Dalla Stella

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Osservazioni al Documento di Programmazione 2024 – 2026 e al Bilancio 2024

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Buon Natale e un Augurio di un sereno 2024 alla Comunità di Calvene

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Nel Documento di Programmazione 2024 – 2026 troviamo i seguenti dati:

  • Popolazione al censimento del 31-12-2019 n. 1.332
  • Popolazione residente alla fine del 2022 n. 1.286

In tre anni siamo passati da 1.332 a 1.286 abitanti, una riduzione di 46 abitanti.

Dei 1.286 abitanti a fine 2022, maschi 636, femmine 650, di cui:

  • in età prescolare (0/5 anni) n. 0
  • in età scuola obbligo (6/16 anni) n. 0
  • in forza lavoro, prima occupazione (17/29 anni) n. 0
  • in età adulta (30/65 anni) n.0
  • oltre i 65 anni n. 0

Ma come? Stiamo parlando del Documento unico di programmazione e non c’è nessun numero che consenta uno sguardo al futuro, al Calvene di domani.

Il 2 dicembre 2019, alla presentazione del DUP 2020 – 2022, il primo dei cinque anni di mandato, concludemmo il nostro intervento (allegato alla D.C. 43) con il seguente commento: “Manca una strategia che permetta il rilancio di Calvene.  Una strategia che abbia come obiettivo il raggiungimento di quel numero di abitanti che consentano la permanenza della scuola primaria e del tessuto sociale che ne ruota attorno; si tratta di passare cioè da una gestione del quotidiano a una programmazione a medio lungo periodo: in conclusione, a nostro avviso mancano investimenti per la crescita”.

Sono passati quattro anni e mezzo dal giugno 2019 inizio del mandato, quattro anni e mezzo di gestione del quotidiano; nessuna programmazione a medio lungo periodo e, come conseguenza, stiamo assistendo ad una decrescita inesorabile di Calvene con conseguenze sempre più preoccupanti sia nell’ambito scolastico che nei servizi di prossimità a disposizione dei cittadini.

Non sono stati ascoltati i suggerimenti per “creare le condizioni affinché le giovani coppie restino a Calvene e altre possano arrivare”; l’aggiornamento dello strumento urbanistico, fermo da ormai dieci anni, poteva essere d’aiuto, assieme ad altre forme incentivanti per le giovani coppie e nuovi residenti, come non far pagare la Tari per tre anni e mettere in campo Politiche più incisive a servizio delle Famiglie.

Fare Politica significa fare delle scelte, avere il coraggio di fare delle scelte, significa spostare risorse da un settore ad un altro, decidere di incrementare i contributi a favore delle Famiglie per tutte le attività dell’ambito scolastico, dai trasporti ai costi della mensa, dal doposcuola ai centri estivi, significa dare maggior sostegno della Scuola materna, all’asilo nido, realtà fondamentali della vita del paese.

Potenziare i servizi di qualità per l’infanzia è elemento centrale di un percorso che può favorire un aumento dell’occupazione femminile, della natalità e dello sviluppo di crescita dei bambini.

Siamo fortemente preoccupati per il domani di Calvene: Scuola, Giovani, Urbanistica, Ambiente, Sociale, sono temi fondamentali che meritavano un costruttivo dibattito in Consiglio comunale; dibattito che non è mai stato fatto.

Neppure questo Documento di programmazione 2024 2026, va nella giusta direzione.

Per quanto riguarda il Bilancio di Previsione 2024 va segnalato che la somma delle Entrate correnti non corrisponde alla somma delle due voci: Spese correnti e interessi rimborso prestiti; il Saldo Entrate/Spese risulta essere negativo per 17.500 euro.

Questo significa che le Entrate correnti previste nel 2024 non coprono le Spese correnti e non sono state messe in campo azioni per incrementare le Entrate e ridurre le Spese.

La quadratura del Bilancio è stata assicurata con l’utilizzo di 17.500 euro di Avanzo di amministrazione.

Non disponendo del dettaglio delle Entrate e delle Spese, per capitolo, non possiamo fare alcun raffronto con la gestione 2023.

Possiamo solo segnalare due dati preoccupanti:

  • I proventi da Concessioni edilizie sono passati dai 27.000 euro del 2022 ai 15.000 del 2023 ai previsti 5.500 nel 2024;
  • per il Mutuo da 350.000 euro di Via Roma, la quota interessi è passata dai 10.400 previsti, ai 15.700 del 2023, ai 16.400 previsione 2024 (11.800 euro in più in soli due anni).

Questo Bilancio di Previsione appare in sostanza un Bilancio di fine mandato, con una serie di criticità non affrontate.

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Risposte al Notiziario “Calvene Comunica 2023” dell’Amministrazione comunale.

Innanzi tutto un grazie sincero al Gruppo “Vivere Calvene” che in questi ormai cinque anni, di presenza in Consiglio comunale, ci ha sempre sostenuti con impegno e passione.

“Vivere Calvene” ha, da subito, interpretato il Consiglio comunale come il luogo dove gli argomenti vanno approfonditi, discussi, dove ci si confronta, dove opinioni diverse possono trovare sintesi.

Questo è il ruolo che ci è stato assegnato dagli Elettori, approfondire gli argomenti, fare osservazioni, formulare proposte utili a Calvene.  Ruolo che abbiamo sempre onorato, in tutti questi anni, in tutti i Consigli comunali; ne sono testimonianza i nostri interventi.

Ma “condividere” è stata una parola sconosciuta al Gruppo di maggioranza.

In queste settimane è stato distribuito dall’Amministrazione comunale il Notiziario “Calvene Comunica 2023”, il primo dopo 4 anni e mezzo di mandato.

Per il Notiziario sono stati spesi 5.000 euro; 52 pagine tutte riservate al Gruppo consiliare di Maggioranza, nessun spazio al Gruppo Consiliare di minoranza.

Non siamo forse anche noi rappresentanti dei Cittadini?

E nessun spazio alle Associazioni che contribuiscono in modo significativo alla vita del paese.    Ricordiamo che questa pubblicazione l’abbiamo pagata tutti noi cittadini di Calvene.

Nel Notiziario non mancano riferimenti al Gruppo “Vivere Calvene” e personali; siamo stati chiamati in causa, cercheremo di rispondere “educatamente”.

Spiegheremo le nostre posizioni sulle questioni sollevate; sarete Voi cittadini a valutare i fatti ed esprimere il Vostro giudizio.   

Nota: negli Argomenti trattati a seguire, le parole in rosso sono quelle riportate nel Notiziario dell’Amministrazione, quelle in blu le nostre Risposte.

Argomenti trattati:

Convenzione Ufficio Tecnico con il Comune di Lugo

Incrocio di Via Roma

Viabilità montana

Cucina Pro Loco/Associazioni

130 giorni di attesa

Pianificazione Urbanistica

Reti Gas

Mutui – un’occasione persa

Fotovoltaico – un ripensamento …. tardivo

Scuola dell’Infanzia e Nido integrato

Beni comunali concessi ai privati

Informare è un Dovere …. essere Informati un Diritto

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Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne

di Cinzia Sartori

Il 25 novembre 2023 è un appuntamento  in cui il mondo si unisce per combattere la violenza di genere e promuovere l’uguaglianza. Questa giornata non è solo una data commemorativa ma deve essere un momento per riflettere ed agire.

La violenza di genere non conosce confini geografici, economici, etnici e sociali; è un problema globale che affligge milioni di donne in tutto il mondo.

La violenza di genere è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse e persistenti nel mondo, anche i paesi dell’Unione Europea non fanno eccezioni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su tre nel mondo ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nella sua vita, di coercizione economica o psicologica (compreso lo stalking e il mobbing).

La lotta contro la violenza di genere non può non prendere in considerazione la promozione dell’uguaglianza di genere, un diritto basilare (obiettivo n°5 dell’Agenda 2030),  per la costruzione di una società equa e inclusiva.

L’11 maggio 2011 a Istanbul si è firmato un Trattato Internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Questo accordo, noto anche come Convenzione di Istanbul, si propone attraverso le 4 P:

(Prevenzione, Protezione e sostegno delle vittime, Perseguimento dei colpevoli e Politiche Integrate) di prevenire la violenza, accompagnare e sostenere le vittime e impedire l’impunità dei violenti.

Il 10 maggio 2023 il Parlamento europeo ha espresso voto favorevole per l’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione.

L’Articolo 1 dichiara che la convenzione ha l’obiettivo di

proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;

–  contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la  cooperazione internazionale e la concreta parità tra i sessi.

L’Unione Europea ha proposto, dieci anni dopo la Convenzione di Istanbul, una Direttiva (  atto giuridico che stabilisce un obiettivo che i paesi dell’UE devono conseguire) sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica che  cerca di regolamentare le lacune giuridiche relativamente alla violenza online contro le donne.

Secondo un’indagine americana condotta del PEW Research Center,  il 33% delle donne con meno di 35 anni, contro solo l’11% degli uomini della stessa fascia d’età, ha subito molestie online. E molto spesso la violenza online fa da corollario alla violenza subita dalle vittime nella vita reale.

Secondo il report settimanale del Ministero dell’Interno sugli omicidi volontari dall’inizio dell’anno al 12 novembre 2023 sono 102 le donne uccise, di cui 82 ammazzate in ambito familiare- affettivo. A questo numero dobbiamo purtroppo aggiungere il nome di Giulia Cecchettin,  uccisa dal suo ex fidanzato.

La radice dei delitti di genere e la violenza sulle donne è culturale

La violenza in rete contro le donne si può presentare sotto varie forme:

La cyber sorveglianza: consiste nel monitorare segretamente attraverso uno spyware (un app spia) i dispositivi mobili delle vittime controllando telefonate, localizzazione, fotografie, messaggistica e le attività sul web dell’ utente.

Il cyberstalking  è un reato di persecuzione che sfrutta la tecnologia per molestare e intimidire le sue vittime attraverso l’invio di messaggi minacciosi, con contenuti offensivi  che minano la sicurezza e la serenità della vittima.

Il revenge porn (porno vendetta) è uno dei crimini in ascesa legato all’uso della tecnologia. Consiste nella diffusione, pubblicazione  in rete di contenuti multimediali sessualmente espliciti senza il consenso della persona cui si riferiscono.

Il cyberbullismo e le cyber molestie contro donne e ragazze sono una forma di molestia che colpisce le donne attraverso l’hate speech, ovvero l’uso di un linguaggio minaccioso, offensivo, denigratorio che denota la totale  mancanza di rispetto verso la donna e che trova libero sfogo in rete grazie all’anonimato .

L’associazione Parole OStili, nata a Trieste nell’agosto 2016, ha l’obiettivo di “responsabilizzare ed educare gli utenti della Rete a scegliere forme di comunicazione non ostile; si rivolge a tutti i cittadini consapevoli del fatto che virtuale è reale, e che l’ostilità in Rete ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone”.

La Polizia Postale ha redatto un breve vademecum per le donne vittime di violenza online:

https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberstalking/consigli/index.html

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito presenterà questa settimana il piano “Educare alle relazioni” un progetto nella lotta contro la violenza di genere affinché l’educazione nelle scuole (in accordo con l’educazione in famiglia) diventi strumento di prevenzione, spazio per riflettere sugli stereotipi e i pregiudizi che sono alla base della violenza, supporto alla risoluzione non violenta dei conflitti.

Ci auguriamo che sia un primo passo attraverso il quale il mondo politico metta da parte le divisioni e lavori insieme con un obiettivo condiviso.

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Poesia dell’attivista peruviana Cristina Torres Cáceres dedicata a tutte le vittime di femminicidio in America Latina (e non solo)

Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
Se non ti dico che non torno a cena. Se domani, il taxi non appare.
Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).
Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata per i capelli (Arlette).
Cara mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucia).
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato abbastanza, che era il modo in cui ero vestita, l’alcool nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Te lo giuro, mia cara mamma, ho urlato tanto forte quanto ho volato in alto.
Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutte le donne che urleranno il mio nome.
Perché lo so, mamma, tu non ti fermerai.
Ma, per carità, non legare mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non limitare le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.
Lotta per le vostre ali, quelle ali che mi hanno tagliato.
Lotta per loro, perché possano essere libere di volare più in alto di me.
Combatti perché possano urlare più forte di me.
Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.

conflitto Israelo-Palestinese

Antonio Dalla Stella

Nel 1947 le Nazioni Unite, a seguito dello sterminio di ebrei europei durante l’Olocausto, votarono per la spartizione della Palestina in due Stati: uno ebraico (Israele) e uno arabo (Palestina).

I palestinesi rifiutarono il compromesso. Il 14 maggio 1948 David Ben Giurion proclamò ufficialmente la nascita dello Stato di Israele.

Quello stesso giorno le armate arabe di Siria, Giordania, Egitto e Iraq attaccarono il paese. Cominciò così la prima di una serie di guerre che Israele si è trovato a combattere contro un fronte arabo deciso a eliminare questa sua presenza dalla carta geografica. 

Lo stato ebraico conquistò più territorio di quello che era stato offerto dall’Onu e oltre 700mila palestinesi furono cacciati o fuggirono dalle loro terre. Fu la “Nakba”, “la catastrofe”, che ogni 15 maggio viene celebrata con dolore. Lo stesso giorno in cui gli israeliani festeggiano il loro Giorno dell’Indipendenza. Altre centinaia di migliaia di palestinesi sarebbero diventati profughi nel 1967.

Il 13 settembre 1993 gli accordi di Oslo, sottoscritti tra Rabin e Arafat alla presenza dei rappresentanti di Stati Uniti e Russia in veste di garanti, prevedevano l’istituzione della Autorità Nazionale Palestinese con il compito di autogovernare, in modo limitato, parte della Cisgiordania (WEST BANK colorata in verde nella mappa sottostante) e la striscia di Gaza ed hanno riconosciuto l’OLP (Organizzazione Liberazione Palestina) come partner di Israele nei negoziati sulle questioni in sospeso.

Le questioni mai risolte: i confini tra Israele e Palestina, gli insediamenti israeliani, la presenza militare di Israele nei territori palestinesi.

La Cisgiordania  (WEST BANK) fa parte, assieme alla Striscia di GAZA, dei “Territori Palestinesi”.

È sufficiente seguire il tracciato della linea rossa (il muro o filo spinato) che delimita i territori Palestinesi da quelli Israeliani per capire la complessità della questione.

Confini contorti che penetrano nei territori Palestinesi là dove ci sono sorgenti d’acqua.

All’interno della zona verde “Territori palestinesi” i triangoli neri rappresentano gli insediamenti israeliani. 

muro di ingresso a Gerusalemme sulla strada da Gerico
muro da Gerusalemme a Betlemme

La realtà Palestinese tra Hamas e Al-Fatah

Hamas è un movimento militante islamico che non riconosce Israele ed è uno dei due principali partiti politici dei Territori palestinesi. L’altro movimento è Al-Fatah, un partito laico e nazionalista che riconosce Israele e che detiene la presidenza dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).

Dal 2006, l’ultima volta in cui si sono tenute le elezioni parlamentari palestinesi, Hamas governa la Striscia di Gaza con più di due milioni di abitanti, mentre Al-Fatah governa la Cisgiordania con 3,5 milioni di abitanti.

Nel 2007, una breve guerra civile tra Hamas e Al-Fath ha decretato definitivamente il controllo di Hamas sulla Striscia di Gaza, eliminando o allontanando gli esponenti avversari. Lo stesso avvenne per i funzionari di Hamas eletti in Cisgiordania.

Il 18 giugno 2007, il Presidente palestinese Abu Mazen (Al-Fath) ha emesso un decreto che mette fuorilegge le milizie di Hamas.

Gaza

Dal 1967 al 2005, la Striscia di Gaza è stata occupata militarmente da Israele. Dal 2007, due anni dopo il ritiro israeliano, Israele continua a operare un blocco sulla striscia, ovvero la chiusura quasi totale dei valichi di frontiera e degli accessi via mare e aerei, che dura tutt’ora.

In questi ultimi 16 anni la vita quotidiana di Gaza si è costantemente deteriorata, creando una situazione al limite della sostenibilità.

La maggior parte degli abitanti di Gaza, 71 %, sono rifugiati che vivono in un esilio perenne, dopo essere stati espulsi dai territori occupati da Israele nel corso della prima guerra arabo-israeliana (Nakba) del 1948.

A Gaza le persone tra 0 e 14 anni sono il 39 % della popolazione (in Italia sono il 12 %), quelle con più di 65 anni il 2,9 % (in Italia sono il 23 %); l’età media è di 18 anni, in Italia di 46 anni.

A Gaza, nel 2022, l’elettricità è stata erogata in media 13 ore al giorno.

Il 96 % dell’acqua è considerata non potabile, più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, l’80 % fa affidamento sugli aiuti esteri e il 75 %  dei giovani è disoccupato.

Una generazione di ragazzi, ragazze, che nasce in un luogo da cui non può uscire.

(intervista Vicario di Gerusalemme)

Il 16 maggio 2021, nella sezione “Sguardo nel Mondo” di questo sito, abbiamo pubblicato un articolo sulla crisi Israelo-Palestinese con questo grido di allarme del Patriarca Vicario di Gerusalemme, profondo conoscitore del territorio: Speriamo non si arrivi alla disperazione totale, allora sarebbe una terza Intifada, disastrosa per ambo le parti, bisogna assolutamente evitarla; la non ricerca di soluzioni che si trascina da decenni, è la strada che porta allo scontro militare tra Israele e Hamas di Gaza”.

7 ottobre 2023 – Non possiamo che condannare con fermezza l’efferato attacco di Hamas, del 7 ottobre scorso, ai danni di Israele e della sua popolazione e fare nostra la dichiarazione dell’Alto rappresentante per la politica estera europea Borrel:

dopo l’attacco del 7 ottobre scorso, Israele ha certamente il diritto di difendersi, ma questo diritto non può in alcun modo travalicare il diritto internazionale e umanitario. Non è tagliando l’energia elettrica, l’acqua e lasciando alla fame i palestinesi che si sconfiggono i terroristi. Dobbiamo fermare Hamas, lo vogliamo tutti, ma anche in guerra ci sono delle regole che vanno rispettate. A seguito dei bombardamenti israeliani successivi all’attacco di Hamas a Gaza ci sono già, ad oggi, più di 4.000 morti e 13.000 feriti, un quarto sono bambini. Non aggiungiamo dolore al dolore. Non rispondiamo alla morte di civili spezzando le vite di altri bambini, anziani o persone innocenti. Non alimentiamo il linguaggio d’odio e le false informazioni che non fanno che incendiare il clima già teso. Questo conflitto deve fermarsi una volta per tutte, assicurando che ognuno possa finalmente vivere in pace nella propria terra. Non c’è altra soluzione per evitare una strage ancora peggiore di quella che abbiamo sotto gli occhi”.

Oggi la comunità internazionale si trova di fronte ad una catastrofe umanitaria di dimensioni e pericolosità mai viste e deve prendere una decisione: o rimuovere finalmente alla radice le cause di tanta e tale violenza o prepararsi ad altre tragedie la cui portata sarà sempre maggiore, con il pericolo di saldarsi con altre guerre e altre crisi con conseguenze inimmaginabili.

Senza il riconoscimento dello Stato di Palestina, esiste un solo Stato, quello Israeliano e un popolo, quello Palestinese senza una patria.

È inderogabile una iniziativa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per una immediata Conferenza internazionale di pace per sancire, finalmente, il riconoscimento dello Stato di Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, fissando i confini tra i due Stati e trovando tutte le formule di compensazione tra le due comunità che dovranno essere garantite e accompagnate dall’impegno e dalla responsabilità dei due Stati d’Israele e di Palestina e dalla comunità internazionale.

Stati Uniti, Russia, Cina, ma soprattutto l’Europa che, con una “voce unica”, deve contribuire alla soluzione definitiva del problema.

Altro ruolo fondamentale, in questo processo di Pace, lo devono svolgere i paesi Arabi moderati.  

Da parte nostra partecipiamo attivamente alle iniziative di Pace

A sostegno dell’iniziativa per la Pace, promossa da Papa Francesco, del 27 ottobre

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… per uno Sviluppo Sostenibile

Parlare di ambiente, cambiamenti climatici e inquinamento con i propri figli è sempre una buona idea. Non solo perchè così si possono aiutare i ragazzi a capire il mondo e farli diventare cittadini responsabili, ma anche perchè si può insegnare loro ad affrontare i problemi in modo positivo.

I bambini e i ragazzi sono i protagonisti del discorso sulla sostenibilità

Tutto ciò che facciamo per rendere la nostra società più sostenibile, in effetti, lo facciamo per loro. L’umanità di domani si troverà a fare i conti con le conseguenze delle scelte fatte oggi e per questo è importante non solo mettere in atto politiche globali di riduzione del nostro impatto ambientale, ma anche insegnare la sostenibilità ai giovani, perchè gli adulti di domani adottino stili di vita amici dell’ambiente. 

Molti genitori e insegnanti a questo proposito, si interrogano sui modi più adatti per spiegare e applicare i concetti di rispetto dell’ambiente, responsabilità e scelte sostenibili.

Come si possono trasmettere temi così importanti fin dagli anni della formazione in modo efficace e coinvolgente?

Primo passo: impegnarsi in prima persona

Trasformare il concetto astratto di sostenibilità in esperienza concreta, incentivando esperienze all’aria aperta mirate alla tutela dell’ambiente e promuovendo periodicamente iniziative volte alla pulizia e al recupero di spazi verdi da restituire alla comunità.

Lavorare insieme per un progetto di questo genere non solo insegnerebbe ad apprezzare di più l’ambiente che ci circonda, ma soprattutto spiegherebbe ai ragazzi in modo preciso e immediato le conseguenze che le nostre azioni hanno sull’ambiente per il bene di tutti e per vivere in un contesto più sano.

Dare nuova vita agli oggetti con l’UPCYCLING

Uno dei perni della sostenibilità è il risparmio delle risorse. Il problema è che i nostri figli crescono in una società che li invita a consumare e buttare, a comprare la nuova versione di qualsiasi bene di consumo abbandonando quella vecchia.

Imparare non solo a differenziare e smaltire correttamente i rifiuti, ma anche a non gettare via quello che può essere riutilizzato è indispensabile. Un ottimo modo per insegnare la sostenibilità è quindi TRASFORMARE IL RICICLO IN UNA SFIDA CREATIVA, insegnando l’UPCYCLING. Con questo termine si intende il riutilizzo di materiali, oggetti ed elementi danneggiati o in disuso per la costruzione di qualcosa di nuovo. Questo sistema è molto usato nel design e nell’architettura e permette di realizzare oggetti con materiali che altrimenti si accumulerebbero nelle discariche.

Le APP per imparare la sostenibilità

Le APP fanno parte della vita quotidiana dei giovani e giovanissimi. Su tutti gli app store esistono oggi numerose app che permettono di calcolare l’impatto e le emissioni di CO2 derivanti da ogni nostra azione quotidiana. Queste app possono essere utilizzate per introdurre abitudini più sane, come sostituire le bottigliette d’acqua usa e getta con una bottiglia lavabile, non lasciare caricabatterie e accumulatori connessi alla rete elettrica quando non li si utilizza o acquistare indumenti di seconda mano piuttosto che nuovi.

Coltivare un orto in casa o a scuola

Non tutti hanno a disposizione un giardino ma considerando il nostro paese di Calvene immerso nel verde, è più facile da noi che in altre zone coltivare sul balcone o sul davanzale di casa o nel cortile della scuola qualche piantina di pomodori, di fragole o di zucchine e, se si ha lo spazio per farlo, anche un albero di limoni. In questo modo si crea una connessione diretta fra la cura e l’attenzione che serve dare a una pianta e la possibilità di godere dei suoi frutti. In questo modo si impara ad apprezzare il piacere di consumare prodotti genuini dei quali si conosce la storia e la provenienza perchè i ragazzi li hanno piantati e coltivati e li hanno visti crescere.

L’Onu ha fissato 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030. L’Agenda prevede che questi temi siano dibattuti nelle scuole, così da spiegare a bambini e ragazzi il significato di SVILUPPO SOSTENIBILE, un modo di crescere che rispetti tutte le persone del pianeta, attraverso l’uguaglianza e le risorse che il nostro pianeta mette a disposizione. 

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un insieme di linee guida e di azioni, firmato nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. L’avvio ufficiale degli obiettivi è avvenuto all’inizio del 2016, aprendo la strada verso una nuova serie di ideali che saranno i princìpi sui quali dovranno attenersi tutti i Paesi del mondo.

 17 OBIETTIVI DELL’AGENDA 2030

1) Sconfiggere la povertà, perché sono troppi i bambini poveri nel mondo. E anche in Italia.

2) Sconfiggere la fame, perché ancora troppi figli muoiono di fame. Mentre il ricco Occidente spreca cibo.

3) Salute e benessere, per garantire a ogni bambino il diritto alla salute.

4) Istruzione di qualità, perché ogni bambino ha il diritto di andare a scuola.

5) Parità di genere, per evitare che nelle bambine nascano pregiudizi di genere già a partire dai 5 anni.

6) Acqua pulita e servizi igienico sanitari, per garantire diritti sacrosanti, spesso negati.

7) Energia pulita e accessibile, per far vivere ogni bambino in un mondo migliore.

8) Lavoro dignitoso e crescita economica, per garantire un futuro dignitoso ai nostri figli.

9) Imprese, innovazione e infrastrutture, per investire già da oggi nella Terra di domani.

10) Ridurre le disuguaglianze, perché non esistono bambini di serie A e di serie B.

11) Città e comunità sostenibili, per offrire a tutti luoghi vivibili e che non fanno ammalare.

12) Consumo e produzione responsabile, per imparare fin da piccoli i corretti comportamenti che fanno bene all’ambiente.

13) Lotta contro il cambiamento climatico, perché se non facciamo qualcosa ora, per loro non ci sarà un futuro domani.

14) Vita sott’acqua, per prevenire e ridurre l’inquinamento marino perché i nostri bambini mangiano la plastica che noi buttiamo in mare.

15) Vita sulla terra, per garantire la conservazione e l’uso sostenibile degli ecosistemi,  per rendere il pianeta un posto sano dove crescere.

16) Pace, giustizia e istituzioni solide, per non dover più vedere scene di bambini che scappano dalla guerra.

17) Partnership per gli obiettivi, perché i più piccoli lo sanno che insieme si fanno grandi cose.

L’attuazione dell’Agenda 2030 richiede, infatti, un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalla società civile agli operatori dell’informazione e della cultura.

A che punto è l’Italia?

Il Rapporto 2022 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile analizza lo stato di avanzamento del nostro Paese rispetto all’attuazione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030 e illustra un quadro organico di proposte, segnalando gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del nostro modello di sviluppo. 

Dal Rapporto emerge che l’Italia ha registrato tra il 2010 e il 2021 dei miglioramenti, ma anche dei clamorosi rallentamenti, sul percorso verso l’Agenda 2030. Durante il periodo considerato, si notano miglioramenti per otto Obiettivi: fame, salute, educazione, uguaglianza di genere, energia, innovazione e infrastrutture, consumo e produzione responsabili, clima.

Si evidenzia un peggioramento complessivo per cinque Obiettivi: povertà, risorse idriche, ecosistema terrestre, pace e istituzioni solide e cooperazione internazionale.

Mentre rimane sostanzialmente invariata la situazione per quattro Obiettivi: lavoro, disuguaglianze, città e tutela degli ecosistemi marini.

Roberta Binotto

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